La cattedrale, pur attraverso le vicissitudini che ne hanno costellato la vita a partire da quel X
secolo nel quale fu fondata, giunge fino a noi con alcune delle sue linee essenziali per testimoniare sulle radici da cui fiorì il miracolo del romanico pugliese. L'organismo è a tre navate suddivise tra loro da un colonnato in gran parte formato con pezzi di recupero; il transetto – braccio trasversale della croce – ha la stessa larghezza della chiesa, anziché sporgere come nella tipologia successiva; all'incrocio con la navata centrale era impostata una cupola emisferica, su quattro robusti archi a tutto sesto in pietra, di influenza bizantina.

Purtroppo di questo caratteristico elemento restano unicamente tracce dei pennacchi di raccordo al quadrato di imposta. La facciata, largamente alterata da successivi interventi, denuncia l'andamento della copertura a pioventi delle navate. L'abside originaria è scomparsa fin dal XII secolo, quando al suo posto fu costruita la chiesa di San Marco che si nota sulla destra dell'assonometria. Certo originale il motivo delle piccole monofore sulle pareti della navata centrale, con tracce della primitiva decorazione a stucco.


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